Con l’arrivo dell’autunno aumentano le precipitazioni e torna in primo piano il tema della stabilità dei terreni. Per imprese di costruzioni, progettisti, studi di ingegneria e Pubbliche Amministrazioni è un periodo nel quale prestare particolare attenzione alle condizioni del suolo, soprattutto in presenza di edifici, infrastrutture e versanti già interessati da fenomeni di instabilità.
L’acqua, tuttavia, non è automaticamente la causa di un dissesto. I fenomeni franosi e di instabilità dipendono da molteplici fattori, spesso combinati tra loro: caratteristiche geologiche e geotecniche, pendenza, condizioni idrogeologiche, trasformazioni del territorio e precipitazioni. La Protezione Civile ricorda infatti che anche quantità significative di acqua possono contribuire ai processi di destabilizzazione dei versanti.
Quando le indagini tecniche evidenziano problemi che coinvolgono le fondazioni o la capacità del terreno di sostenere una struttura, una delle possibili soluzioni progettuali è rappresentata dal consolidamento mediante micropali.
Piogge autunnali e stabilità del terreno: qual è il rapporto?
Le precipitazioni possono modificare le condizioni idrauliche del terreno. In contesti già predisposti all’instabilità, l’acqua può quindi concorrere all’attivazione o all’evoluzione di fenomeni di dissesto.
Non esiste però una soglia universale valida per ogni territorio. La stessa Protezione Civile evidenzia la complessità nel determinare la quantità di pioggia capace di innescare un movimento franoso: caratteristiche geologiche, condizioni pregresse e deformazioni del terreno devono essere valutate caso per caso.
È proprio per questo che, in presenza di segnali di dissesto, la diagnosi deve precedere la scelta della soluzione.
Quali segnali possono richiedere un approfondimento tecnico?
In un edificio o in un’opera esistente, alcuni fenomeni possono suggerire la necessità di effettuare verifiche, ad esempio:
- comparsa o evoluzione di lesioni;
- cedimenti differenziali;
- deformazioni localizzate;
- movimenti del terreno circostante;
- alterazioni del sistema di drenaggio;
- fenomeni erosivi nelle vicinanze delle fondazioni.
Questi elementi non dimostrano da soli la presenza di un problema alle fondazioni. Sono segnali che devono essere interpretati da professionisti qualificati attraverso rilievi, indagini geologiche e geotecniche e verifiche strutturali.
Anche le indicazioni del Consiglio Superiore dei Lavori Pubblici sottolineano che, prima di definire un intervento sulle fondazioni di una costruzione esistente, è necessario ricercare la causa geotecnica del dissesto.
Quando vengono utilizzati i micropali?
Quando le indagini e il progetto evidenziano la necessità di ricorrere a fondazioni profonde, i micropali possono consentire di trasferire i carichi della struttura verso strati di terreno più profondi con caratteristiche meccaniche adeguate.
Proprio questa funzione rende i micropali utilizzabili in diversi contesti:
- consolidamento di fondazioni esistenti;
- interventi su edifici civili e industriali;
- stabilizzazione e consolidamento di terreni;
- opere infrastrutturali;
- interventi in contesti caratterizzati da spazi operativi limitati.
ISPRA indica il rinforzo o l’ampliamento delle fondazioni attraverso micropali e pali tra le possibili misure strutturali finalizzate a trasferire i carichi verso depositi con migliori caratteristiche meccaniche.
Micropali e dissesto idrogeologico: attenzione a non confondere problema e soluzione
È importante fare una distinzione.
Il dissesto idrogeologico è un fenomeno complesso e i micropali non rappresentano una soluzione universale. La mitigazione del rischio può richiedere differenti interventi strutturali e non strutturali, dal monitoraggio alla gestione delle acque fino al consolidamento dei pendii e delle strutture interessate. L’Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale (ISPRA) sottolinea infatti la necessità di combinare conoscenza del territorio, pianificazione, monitoraggio e, quando necessari, interventi strutturali.
I micropali entrano quindi in gioco quando, sulla base delle analisi tecniche e del progetto, è necessario intervenire sul sistema terreno-fondazione o realizzare specifiche opere di stabilizzazione.
Tubi in acciaio per micropali: il ruolo dell’armatura
Nella realizzazione di queste opere, uno degli elementi fondamentali è rappresentato dall’armatura in acciaio del micropalo.
Bertolini Siderurgica, azienda del Gruppo Bertolini con sede a Empoli, produce tubi per armature in micropalo valvolati e non valvolati, destinati a sistemi di fondazione, consolidamento e stabilizzazione dei terreni.
La gamma comprende numerose combinazioni di diametro e spessore e i tubi possono essere forniti in differenti configurazioni in funzione delle specifiche progettuali. Bertolini Siderurgica è inoltre certificata ISO 9001 e EN 1090-1 per le strutture metalliche.
Dal terreno al progetto: ogni intervento è un caso specifico
Il punto fondamentale è proprio questo: non si sceglie un micropalo partendo dal prodotto, ma dal progetto.
Caratteristiche del terreno, tipologia della struttura, carichi, profondità degli strati resistenti e condizioni operative del cantiere determinano la soluzione progettuale e, di conseguenza, le caratteristiche dell’armatura necessaria.
Per imprese specializzate e studi di ingegneria diventa quindi importante poter contare anche su una filiera di approvvigionamento capace di fornire tubi per micropali nelle dimensioni e configurazioni previste dal progetto.
L’autunno può rendere più evidenti alcune criticità del territorio, ma è l’analisi tecnica a stabilire natura e cause del dissesto e a individuare l’intervento appropriato. Quando la soluzione progettuale prevede il ricorso a fondazioni profonde, i micropali rappresentano una delle tecnologie disponibili per trasferire i carichi verso terreni con caratteristiche meccaniche più adeguate e intervenire nel consolidamento di edifici e infrastrutture.




